Omelia di S. Ecc. za P. Roberto Carboni OFMConv

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Festa di SANTA ANGELA DA FOLIGNO 04 GENNAIO 2017

 

Omelia di S. Ecc. za P. Roberto Carboni OFMConv, vescovo di Ales- Terralba

 

“Fratelli e sorelle, una frase di Paolo nella lettera ai Filippesi mi pare la miglior sintesi della vita e dell’esperienza mistica di santa Angela da Foligno. Dice l’Apostolo: “Tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù”, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura”.

Sappiamo che l’apostolo Paolo si riferisce principalmente a quello che poteva essere una volta un vanto umano attingendo dalla sua esperienza personale: la sua discendenza ebrea, l’osservanza scrupolosa della legge secondo lo stile farisaico e poi la singolare e drammatica scelta che il Signore fa di lui come strumento eletto per l’annuncio del Vangelo.

Applicando ad Angela da Foligno queste parole, noi riportiamo alla memoria quello che conosciamo della sua vicenda storica e di come la Grazia del Signore ha trasformato questa anima, portandola a rinunciare progressivamente a tutto ciò che umanamente, mondanamente, poteva essere un vanto, una gloria, una vanità, per lasciarsi attrarre solo da Cristo Gesù.

Il tema centrale che ci ispirano le parole di Paolo e la vita di Angela è quello che ciascuno di noi è chiamato ad affrontare se vuole con una certa onesta e verità vivere la propria vita cristiana: il discernimento, la scelta, la ricerca del vero bene. Vi sono scelte e azioni che ci avvicinano a Dio, che ci portano a un contatto e una relazione più profonda con Gesù Cristo e altre scelte che ce ne allontanano, che offuscano in noi il vero bene, la verità, la carità. Come un muro a volte i nostri desideri si frappongono fra noi e il nostro desiderio di Dio e l’effettiva ricerca di Lui.

Chi di noi non ha sentito a volte proprio la nostalgia di essere veramente secondo la propria vocazione cristiana ma constatare subito dopo di esserne lontano e a volte anche decisamente opposto a quello che pure si riconosce con il bene e il vero.

La liturgia della Parola ci aiuta a comprendere il passaggio che la stessa Angela ha fatto nel suo lavorio interiore di discernimento del bene. Dice il salmo: Sei tu Signore, l’unico mio bene”. Il Signore è mia eredità e mio calice… e più avanti dice: io pongo innanzi a me il Signore. Tutte queste immagini mettono in chiaro che dietro le cose, pur belle e buone, non facciamo altro che cercare Dio e anzi proprio in questa ricerca di Dio mettiamo in secondo piano le cose create.

Come non ricordare a questo proposito proprio l’esperienza e l’insegnamento di Francesco d’Assisi, il grande Maestro di Angela che nel momento della sua conversione diceva: “quello che mi sembrava prima dolce si è trasformato in indifferente, e quello che sembrava amaro si è tramutato in dolcezza”

Per Angela quello che gli sembrava prima dolce: la sua ricchezza, la sua bellezza e vanità, i vestiti, l’adulazione ed ammirazione della gente, la sua famiglia, la sensualità, sono diventato poi amari, indifferenti, perché il Signore ha ristrutturato la scala gerarchica dei valori di Angela. I beni terreni non sono male in sé stessi, ma lo divengono quando prendono il sopravvento, si trasformano in un idolo. L’idolo della bellezza, della sensualità, della ricchezza, dell’essere ammirati, della stessa famiglia, figli, marito. Possiamo dire di Angela quanto il biografo dice di san Francesco: mise di adorare sé stessa e usci dal mondo… Ecco allora spiegataci la gioia di Angela, i suoi “rumorosi” momenti di estasi mistica che esprimono la felicità per l’incontro con Dio, l’incapacità di contenere in silenzio una gioia debordante.

La vita di Angela si trasforma quindi in un paradigma universale dove il discernimento va alla ricerca del vero bene e dell’unica persona che veramente può indicare ad altri la propria strada: “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza”. La sua esperienza spirituale, per grazia di Dio, non è più solo sua, ma indicazione e invito per tutti noi,. Come già San Giovanni Paolo II diceva nella sua preghiera di fronte alle venerate spoglie di Angela: “ Ella è maestra sapiente di discernimento cristiano, guida sicura nel cammino della perfezione”.

Siamo consapevoli che non tutti possiamo essere Angela da Foligno, dato che ciascuna creatura è unica e la stessa esperienza di Dio è unica in ciascuno di noi. Tuttavia Angela è come la lampada messa sul candeliere per fare luce alla casa, che è la Chiesa, per fare a noi luce sul cammino\. Angela è la maestra che, attraverso la sua esperienza di Dio, ci guida nel discernimento del bene, nella conoscenza “sublime” di Cristo Gesù. Siamo chiamati alla sua scuola e dare qualche timido passo anche noi.

Il Vangelo che abbiamo proclamato ci rivela la motivazione profonda della storia spirituale di Angela: “hai rivelato queste cose ai piccoli”. Sì, Perché Angela è una piccola: ignorante di cose spirituali, legata al peccato, senza apparente propensione per la vita mistica, viene scelta dal Signore pe rendere vera questa sua parola: hai scelto i piccoli e gli umili.

Ancora oggi ci meravigliamo della profondità spirituale di Angela, delle sue rivelazioni, dell’audacia delle sue intuizioni e di come il Signore l’ha condotta per il cammino della santità. Ecco che Angela viene scelta dal Signore per essere modello di quanto il Signore può fare con chi gli apre la porta del suo cuore.

Quale sarò dunque l’insegnamento di Angela per noi oggi? Credo in primo luogo allenarci al discernimento profondo nella nostra vita alla ricerca del vero bene. Dobbiamo chieder al Signore la grazia di mettere in ordine la gerarchia dei valori nella nostra vita personale e lasciar cadere anche tutto ciò che ci impedisce di scegliere Lui come “nostra parte di eredità”.

In secondo luogo mettiamo la nostra povertà nelle mani di Dio che può fare anche del nostro poco una grande ricchezza. A volte non ce ne rendiamo conto, ma la nostra stessa vita, le nostre parole, azioni, possono esser d’ispirazione per altri che saranno toccati e trasformati “perché o Padre, così è piaciuto a Te”.

Inoltre, come ci ricorda la stessa lettera di Paolo ai Filippesi, siamo in cammino, non abbiamo toccato la meta. Dunque siamo chiamati a uno sguardo di speranza, alla consapevolezza che la nostra vita non si conclude qui e dunque siamo chiamati ad essere uomini e donne di questa realtà di sintesi: vivere il presente, vivere l’umano oggi ma sapendo che siamo anche protesi verso una realtà che si sorpassa, una vocazione all’eternità che illumina ogni nostra scelta.

 

Roberto Carboni 

vescovo di Ales- Terralba