La spiritualità

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La via della croce

Il percorso di Angela si snoda tutto tra due poli che si toccano, dialogano ed entrano continuamente in gioco l’uno con l’altro: la conoscenza di sé e la conoscenza della croce. In linea con la centralità della contemplazione di Cristo nei misteri dell’incarnazione e della passione propria della spiritualità di S. Francesco d’Assisi, la mistica folignate trae dal Crocifisso la direzione del proprio percorso che è, come lei stessa afferma nel Memoriale, un “andare alla croce”, ma anche, nel contempo, un lasciarsi trasformare dal costante contatto con il “Dio umanato e passionato”, il “Tutto del Bene” che dall’amarezza della sofferenza sprigiona dolcezze ineffabili. È una conoscenza sperimentale, infatti, quella che caratterizza l’itinerario della santa, Angela sente Dio, ne fa esperienza percependone la presenza in tutta la sua persona, lasciandosene compenetrare integralmente, tanto da avvertire, nel ritorno dal suo pellegrinaggio ad Assisi, che la croce stessa è posta dentro la sua anima.

Un’altra costante della sua vita fu la meditazione dei misteri di Cristo, particolarmente della sua Passione e Morte, insieme alla Vergine Maria ai piedi della Croce, pratica che, secondo Angela, è molto fruttuosa per rimanere in comunione con Dio e per perseverare nella donazione a Dio e al prossimo. Sappiamo tutti che non c’è vera vita spirituale senza l’umiltà e senza la preghiera. Questa può essere corporale o mentale, “quando non si pensa nient’altro che a Dio” e soprannaturale o di contemplazione:

In queste tre scuole uno conosce sé e Dio; e per il fatto che conosce, ama; e perché ama, desidera avere ciò che ama. E questo è il segno del vero amore: che chi ama non trasforma parte di sé, ma tutto sé nell’Amato.

E’ questo una profonda intimità con Gesù che permette ad Angela di utilizzare la simbologia sponsale come via privilegiata per raccontarsi. Angela riposa, come su un talamo nuziale, sul “letto” della croce e con il Crocifisso “si sposa”. Emblematica è l’esperienza del sabato santo, quando entra nel sepolcro vivendo un vero e proprio incontro d’amore con Cristo, narrato in termini sorprendentemente fisici e sensuali. Ed essendo sposa, Angela diventa “madre”, quale frutto della relazione con il Dio “umanato e passionato” e che trova un riferimento ideale nella Madonna addolorata.

La via della penitenza

Sulla via della croce Angela si incammina attraverso la penitenza, a partire da una consapevolezza illuminata del proprio peccato, in un iniziale e lacerante sentimento di vergogna e di dolore, fortemente somatizzato in un pianto che la scuote. È il principio della conversione, il tempo del guardare “insipido” alla croce, il tempo che precede il riconoscimento e la memoria della compassione del Cristo crocifisso e il passaggio dal dolore all’amore. Un fuoco le pervade le membra, infatti Angela si ricomprende amata e non vuole risparmiare più nulla di se stessa all’Amore, tanto da denudarsi per offrirsi nuda dinanzi alla croce. La spoliazione fisica, episodio singolare al principio della sua conversione, è il segno esteriore di quello spirituale, che contraddistingue tutto il cammino penitenziale della santa. Il Dio fatto carne, nella forma di servo, svuotato nell’annientamento radicale della croce è il punto d’attrazione e il riferimento dello stile esistenziale che la folignate assume, sul presupposto di una radicale scelta di povertà e di servizio ai poveri, particolarmente i lebbrosi, quale concentrazione del cuore e del desiderio nell’unica garanzia della passione del Signore. Pertanto non possiamo meravigliarci se l’elevazione dell’ostia è frequentemente associata al sentire Cristo, al vederlo, all’udirlo provandone ancora dolcezza e gioia nell’avvertire quasi una continuità tra quanto accade sull’altare e nella propria anima. Nello spazio rituale­liturgico è Dio che agisce e in cui l’agire di Angela è completamente assorbito. Per questa ragione possiamo affermare che i contesti liturgici sono ambiti privilegiati dell’esperienza angelana del divino.

La via della “notte”

Anche la mistica folignate conosce l’esperienza della “notte oscura”, della “tenebra”, ma è interessante che nel Memoriale venga narrata in un duplice aspetto, a designare due momenti successivi e progressivi dell’itinerario mistico. Angela, nel sesto passo supplementare, quasi al culmine del suo cammino, entra nella tenebra. Ora i tormenti spirituali e l’aridità la sconvolgono, tanto da indurla anche a invocare la morte. E’ il “martirio dell’anima”, un tempo di umiliazione purificante in cui lei stessa si sente “fatta non amore” e che la prepara all’“altra tenebra”. Per la santa si schiude, nel settimo e ultimo passo supplementare, un’oscurità nuova in cui “il non vedere Dio” o, come lei stessa riferisce al frate scrittore, il vederlo “con tenebra” è indicativo di un’esperienza che è oltre il vedere ed ogni facoltà sensibile, perché Angela non è più al cospetto di Dio, ma è immersa in lui, giace nella Trinità riposandovi: tutta la sua umanità è entrata nel divino.

Questa dimensione è particolarmente incisiva nell’esperienza di Angela, particolarmente per quanto ci è dato di cogliere nella narrazione del Memoriale. Infatti, come accadde in tutta l’esperienza umana e spirituale, tutto è marcatamente connotato in senso affettivo e percettivo. L’itinerario mistico della folignate non si propone come una negazione del corpo, ma ne coinvolge intensamente la sensibilità, facendo del linguaggio dei sensi una mediazione del contatto con Dio. Angela, infatti, ne parla in termini di visione, di sapore, di tatto. Le numerose locuzioni divine che ne scandiscono la progressiva maturazione spirituale, innescano tutta una serie di effetti a livello fisico­sensoriale. Questi vanno dallo stridore alla percezione, dal disarticolarsi delle giunture, dal godimento ad un’indicibile dolcezza, dalla sensazione di profumi particolari all’esperienza di un’eccezionale prossimità con Cristo stesso. Il corpo diventa la cassa di risonanza di ciò che vive, supplendo anche alla mancanza di parole che possano descrivere quanto sperimenta.