ANGELA DA FOLIGNO: PERDONO E RICONCILIAZIONE

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Decreto di Papa Francesco per la canonizzazione equipollente di Angela da Foligno
dicembre 10, 2016
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Solennità di Santa Angela da Foligno
dicembre 25, 2016
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1. Biografia
Nata a Foligno nel 1248 da famiglia agiata, di cui si ignora il casato, non compì studi, ma nonostante la sua poca conoscenza della scrittura e la modesta esperienza della lettura, giunse a comprendere perfettamente la lingua latina. Della sua giovinezza narrò essa stessa gli errori, le intemperanze, le colpe che devono essere comprese all’interno della successiva esperienza ascetica. Nel 1285 iniziò la sua rinascita morale attraverso una confessione integrale dei suoi peccati a fr. Arnaldo da Foligno, dell’Ordine dei minori suo parente e consigliere spirituale. Iniziò così una vita di austera penitenza, vivendo nella povertà dalle cose, dagli affetti e da se stessa. Tuttavia, a motivo della radicale conversione, dovette affrontare ostilità e vessazioni da parte della famiglia. Dopo la sua conversione nel 1288 circa, Angela fu colpita in poco meno di due anni dalla morte del marito, dei figli e della madre. Nella solitudine disperata trovò la via che Dio le stava mostrando, vendette quasi tutti i beni e cominciò a passare ore in ginocchio davanti al Crocifisso, nutrendosi quotidianamente di una solida vita di preghiera.
Per verificare le sue esperienze mistiche iniziò a confidarsi e a confrontarsi con fr. Arnaldo. Il frate iniziò a seguirla analizzando le sue esperienze mistiche che in un primo tempo, da fatto personale e privato, divennero pubbliche. Infatti si diffusero le notizie dei suoi rapimenti mistici, dei quali uno tra i più famosi, avvenne durante il pellegrinaggio ad Assisi nell’autunno del 1291 e dove le apparve la SS. Trinità. Altri fenomeni mistici da ricordare, anche perché particolarmente importanti, furono le estasi della Porziuncola (2 agosto 1300) e quello che ebbe durante una grave malattia tra il 29 settembre 1300 e il 2 febbraio 1301.
Tra la fine del 1290 e gli inizi del 1291 entrò nell’Ordine francescano secolare, vivendo la sequela di Cristo sull’esempio di Francesco d’Assisi in penitenza e nella radicale imitazione di Gesù, meditando soprattutto la sua passione. Arnaldo ebbe l’incarico dai superiori di riferire in una particolareggiata relazione sui contenuti delle rivelazioni di Angela, da cui poter stabilire se fossero ispirate, oppure di diversa origine. Egli redasse un Memoriale, da sottoporre ad una commissione composta da otto teologi francescani ed alcuni esperti, tra cui il cardinale Giacomo Colonna, che l’approvò prima del 1297. Il complesso delle sue visioni è raccolto nel Liber sororis Lelle de Fulgineo, de tertio ordine sancti Francisci, detto anche Liber de vera fidelium experientia, conosciuto come Liber. Il testo è diviso in tre parti: la prima è costituita dal Memoriale, la seconda da un complesso di massime le Instructiones, contenenti invece documenti religiosi di vario tipo curati da diversi ignoti redattori, tra cui le lettere che Angela spediva ai suoi figli spirituali, infine la terza è dato dal testamento spirituale e dal racconto del transito.
La compilazione del Memoriale occupò quattro anni circa, dal 1292 al 1296, spesso Arnaldo assisteva personalmente alle esperienze della santa. Ogni volta il religioso trascriveva rapidamente in latino quello che Angela dettava, presumibilmente nel suo dialetto folignate. Molte delle relazioni verbali avvenivano nel convento di S. Francesco, prossimo alla casa della santa. Nel 1298 Angela, che non prese parte alle dispute dell’Ordine quantunque si sentisse più vicina agli spirituali, ricevette la visita di Ubertino da Casale, il quale confessò nell’Arbor vitae di aver superato a seguito di questo incontro una grave crisi religiosa. Nel 1302 Angela indirizzava ad Ubertino una calda lettera di esortazione, in aperta lotta fu invece Angela con la setta dei Fratelli del Libero Spirito. Il Liber, che è opera di notevolissima forza rappresentativa e intensità spirituale, è fondato sopra una concezione “cristocentrica”, che trova la propria originalità nella visione di Cristo. Questo diventa stimolo caritativo che permette di salire i vari gradini della purificazione ascetica fino ad identificare la propria anima in Cristo stesso, in una perfetta e integrale unione con l'”Ognibene”, cioè Dio come bellezza e come bontà, unione inesprimibile con il linguaggio umano, ma intuibile per approssimazioni ed analogie. Questa “autobiografia spirituale” mostra i trenta passi che l’anima compie raggiungendo l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, l’Eucaristia, le tentazioni e le penitenze.
Angela comprese che la profonda comunione con Dio non è un’utopia, ma una possibilità, impedita solo dal peccato: di qui la necessità della mortificazione e del sacrificio. Per raggiungere l’unione profonda con il Signore sono indispensabili l’Eucaristia e la meditazione della passione e morte di Cristo, ai piedi della croce, insieme alla vergine Maria. Come è scritto in uno dei diversi codici manoscritti del Liber, S. Angela venne da sempre venerata con il titolo di Beata e Magistra Theologorum, ossia Maestra dei Teologi, perché in vita attorno a lei si era raccolto un Cenacolo di figli spirituali. Angela da Foligno morì il 4 gennaio 1309 ed il suo corpo riposa a Foligno nella chiesa di S. Francesco Angela. Clemente XI approvò in data 3 maggio 1701 il culto reso da sempre ad Angela, da sempre chiamata “beata” dal popolo. Angela è stata canonizzata da Papa Francesco con Lettera Decretale sulla Canonizzazione equipollente della Beata Angela da Foligno, datata 9 ottobre 2013, estendendone il culto liturgico alla Chiesa universale ed iscrivendola nell’albo dei Santi.

2. L’esperienza mistica
L’esperienza mistica di Angela da Foligno, magistra theologorum, entrata nell’Ofs verso il 1291, ci è nota grazie ad importanti documenti di un dossier che ha avuto una buona tradizione manoscritta e una notevole fortuna editoriale, anche se per secoli in una trascrizione rimaneggiata. Di tale esperienza, che assicura ad Angela un posto di prestigio nel movimento penitenziale medievale e nella storia della mistica occidentale, si può tentare una sintesi, a partire dal Soggetto che di volta in volta ne fu la causa. Si ha così l’esperienza trinitaria: «A me sembra di stare e di giacere in mezzo a quella Trinità che vedo con tanta tenebra», e in particolare, quella del Padre «Dopo contempla Dio in una tenebra, perché egli è un bene più grande di quanto si possa pensare…», quella del Figlio

«Vidi e sentii che Cristo abbracciava in me l’anima con quel braccio che era stato fissato alla croce e quella dello Spirito Santo (…). Non posso neppure valutare quanto fosse grande la gioia e la dolcezza che gustai, soprattutto quando affermò: Io sono lo Spirito Santo e sto dentro di te».

Altre esperienze mistiche fanno riferimento a Maria «Una volta improvvisamente la mia anima fu rapita… e contemplai la beata Vergine nella gloria», agli angeli:

«Allora gli stessi santissimi angeli, procurandomi un piacere meraviglioso, mi dissero: O tutta piacevole e gradita a Dio, ecco il Dio e Uomo ti è stato portato e l’hai qui. Ti è stato dato, anche perché tu possa mostrarlo e offrirlo agli altri» e a Francesco d’Assisi «In quella circostanza mi furono rivolte queste parole: Io sono Francesco, mandato da Dio. La pace dell’Altissimo sia con voi».

Va anche detto che l’esperienza mistica di Angela conobbe un significativo sviluppo e che in vari modi la folignate raggiunse la certezza della presenza di Dio in lei. In merito a questa forma di esperienza che non fu la più alta e intensa, dalla conversione fino al 4 gennaio 1309, giorno della morte, dopo aver superato molte difficoltà connesse con l’ineffabilità del mistico contatto con Dio, dichiara:

«Ancora in molti altri modi, di cui non si può dubitare, l’anima comprende che Dio è in lei. Il primo è l’unzione… L’altro modo… è il suo abbraccio. Non si può pensare che una madre stringa a sé il figlio o che una persona di questo mondo ne abbracci un’altra con lo stesso amore con cui Dio abbraccia indicibilmente l’anima».

Poco prima la Poverella ne aveva elencati e descritti altri quattro; a conclusione del suo discorso

«Fece notare che i modi in cui l’anima capisce che senza dubbio Dio è in lei sono così numerosi che in nessuna maniera potremmo indicarli tutti».

In quale rapporto si pone con il messaggio evangelico l’esperienza della Folignate, che affonda le sue radici nella tradizione francescana? Almeno quella che viene descritta nel Memoriale, prima parte del dossier, è con essa in piena corrispondenza. Nel Prologo, infatti, si legge:

«L’esperienza di quelli che sono veramente fedeli prova, conferma e illustra, riguardo al Verbo della vita che si è fatto uomo, queste parole del Vangelo: Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23). Chi mi ama io mi manifesterò a lui (Gv 14,21b)».

L’autore del documento, frate A., annota:

«Dio stesso fa sì che i suoi fedeli facciano in modo pieno tale esperienza e sviluppino la riflessione su di essa. Anche recentemente ciò ha permesso che una delle sue fedeli manifestasse in qualche maniera, per la devozione dei suoi, tale esperienza e riflessione».

La chiave di lettura della parte principale del Libro, suggerita dal redattore stesso è, dunque, evangelica; di conseguenza i passi, trenta, condensati da frate A. in ventisei, della prima fase dell’esperienza di Angela, iniziata dal disagio interiore per la situazione di peccato, sviluppatasi nella conversione del 1285 ca. e culminata in eventi mistici eccezionali, vanno letti come conferma delle promesse di Gesù Cristo.
L’attualità dell’esperienza mistica della Folignate, realizzatasi in tempi difficili, segnati dall’eresia dello Spirito di libertà e da accese polemiche tra francescani sulla povertà, è incontestabile. Innanzitutto perché si dimostra capace di risvegliare quella coscienza dell’universale chiamata all’intima comunione con Dio, di cui parla il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2014); lungo i secoli si era affievolita, ma ora si va irrobustendo, anche attraverso l’influsso delle folgoranti confessioni dei grandi mistici. Inoltre, tale esperienza rivela tutto il suo fascino di dono mirabile di Dio, indipendente dagli sforzi o artifici umani, e di convincente prova della incessante e sorprendente azione divina nell’uomo. Infine, associata alla dottrina esposta in alcuni documenti del Libro, successivi al Memoriale, la ricca esperienza della Poverella, definita da Giovanni Paolo II «vera maestra di vita spirituale» nella visita pastorale alla città di Foligno il 20 giugno 1993, è in grado di contribuire a dare un sapore nuovo alla teologia, oggi più attenta alle testimonianze dei mistici, e di stimolare la riflessione degli uomini di cultura, in particolare di quelli interessati ai problemi del linguaggio.

3. La riconciliazione in Dio nell’esperienza di Angela: la confessione del 1285
Di fatto Angela, ormai pienamente consapevole che il bilancio della sua vita è negativo, per uscire dal baratro in cui si trova a causa dei peccati decide l’unica cosa giusta da fare: affidarsi a Colui che solo può liberarla da una situazione di insoddisfazione, di tormento e di angoscia, divenuta ormai insopportabile. È quanto viene riferito nel 2° passo del Libro. E’ consapevole che nella Chiesa ci sono dei mezzi efficaci, i sacramenti, per ottenere il riscatto da una vita errabonda e «perduta» e per sostenere lo sforzo di una vita nuova totalmente orientata verso Dio. In particolare sa che, per risalire il fondo dell’abisso in cui si trova, occorre liberarsi dal peso del peccato, immergendolo nel mare purificatore della misericordia di Dio, e prende la risoluzione di accostarsi al sacramento della penitenza. I primi tentativi di Angela sono fallimentari: l’orgoglio è forte, la vergogna la blocca, la confessione è solo parziale in quanto nasconde i peccati più gravi, che rimangono a schiacciare la sua anima come macigni:

«In proposito, scrive il suo segretario frate Arnaldo, mi riferì come si fosse comunicata molte volte in stato di peccato perché, per vergogna, faceva confessioni non complete. Giorno e notte veniva ripresa per questo dalla coscienza».

Finalmente un giorno Angela si rivolge a S. Francesco, del quale sa perfettamente che ha sperimentato prima di lei il peccato, il pentimento e la conversione. Lo implora soprattutto perché le faccia incontrare un buon confessore, che sia in grado di fare discernimento, di aiutarla ad aprire senza reticenza tutto il suo mondo interiore e di assecondarla nel confessare tutte le colpe. Il santo, da lei invocato con fiducia, le appare la notte stessa nelle sembianze di un vecchio frate, segno di paternità, e la rassicura con questa promessa:

«Sorella, se mi avessi pregato prima, prima ti avrei esaudita; ma ciò che hai chiesto ti è concesso».

Nella speranza di riuscire ad abbattere il muro della vergogna e nel grande desiderio di sentirsi liberata da ogni peso, Angela l’indomani all’alba si reca nella chiesa dei frati ma, non trovando il confessore desiderato, si avvia
verso la vicina cattedrale di San Feliciano, dove frate Arnaldo, suo parente, membro del locale convento di S. Francesco e cappellano del vescovo, è sul pulpito per la predica. La parola del frate è convincente e suscita molta fiducia nel cuore di Angela. Ispirata dal Signore, comprende come sia lui il confessore promesso in sogno e, terminata la funzione religiosa, gli si avvicina, gli apre il cuore e, vinta ogni ripugnanza o vergogna, fa una confessione piena, integra, liberatrice, chiedendo poi di ricevere l’assoluzione da lui, o dal vescovo se necessario:

«Subito, mossa dal Signore, decisi di fargli una confessione completa, sia che fosse in possesso della facoltà di assolvermi, sia che avesse dovuto consultare il vescovo. E mi confessai bene».

Il perdono di Dio, reso tangibile dall’assoluzione impartita da frate Arnaldo, costituisce il suggello di questo incontro risanante e pacificante. Per Angela è una vera rinascita, una seconda vita che si apre dopo un troppo lungo passato di morte spirituale. Attraversato il tunnel oscuro del peccato, delle lacerazioni interiori, del dubbio angosciante, può finalmente gustare e godere la bontà misericordiosa del Signore. Prova una serenità intima e inesprimibile, si sente pacificata, mentre abbondanti lacrime scendono sul suo viso: lacrime amare, per il dolore di aver offeso Dio, e contemporaneamente refrigeranti, perla gioia di aver ritrovato lui e la pace dell’anima. Corre l’anno del Signore 1285, Angela ha trentasette anni e il primo, risoluto, decisivo passo della metanoia, del rinnovamento interiore, del mutamento radicale di vita e dell’ascesa verso la santità è compiuto. Ha sciupato, è vero, gran parte della sua giovinezza in cose futili, ma ora è fortemente decisa a riguadagnare il tempo perduto, a espiare il peccato e a spiccare il volo verso i più alti traguardi della vita spirituale. L’esperienza del perdono di Dio è per Angela un forte motivo di riflessione, stupore e gratitudine, che l’accompagnerà per tutto il suo itinerario esistenziale. Così, nel 4° passo «riconosce la misericordia di Dio, che le ha concesso il perdono e l’ha liberata dall’inferno». Nel 10° passo poi, contemplando in visione il Crocifisso e in dettaglio le sue immani sofferenze, si rende conto che Cristo nel suo immenso amore le ha accettate per il perdono dei peccati di tutti gli uomini e di tutte le donne, compresa Angela; si sente dire infatti: «Tutto questo ho sofferto per te!», messaggio che ritornerà nel 20° passo (primo supplementare): «Io per te fui crocifisso, ebbi fame e sparsi il mio sangue, tanto ti amai!».
Il rapporto di Angela con il Crocifisso, che “lava” tutti i suoi peccati, diventa sempre più intenso ed efficace. Nel 17° passo, in cui per intercessione della Vergine ottiene il dono di una fede più viva, ella parla come di un bagno salutare e liberante nella passione del Signore:

«Mi seppellii nella passione di Cristo e mi fu data speranza che in essa avrei trovato la mia liberazione».

Nel 23° passo (quarto supplementare), Angela ha come la sensazione «di penetrare con tanta gioia e piacere nel costato di Cristo», rannicchiandosi in esso e facendone la propria beatificante dimora, come accade anche ad altri santi.
Nel 21° passo (secondo supplementare), la folignate scopre con sorpresa e ammirazione che «chiunque vuole sperimentare la misericordia divina può ottenerla come Maria di Magdala»; anzi, «più il peccatore è grande, e maggiore è la misericordia e la grazia che può trovare». Questo avviene per l’immensa bontà divina, che porta il Padre a privilegiare il peccatore, come le conferma Gesù poco più avanti:

«Quando tornano al Padre i figlioli che con il peccato si allontanarono dal mio regno, egli prova gioia per il loro ritorno e mostra loro una letizia particolare e dà loro una grazia speciale, che non concede agli altri che furono vergini e non si separarono da lui».

La miseria e la colpa dell’uomo, grazia e amore misericordioso di Dio: sono realtà che si richiamano a vicenda. Dove sono presenti in grande quantità miseria e colpa, proprio là sovrabbondano più che mai la grazia e l’amore di Dio. Dove l’uomo è piccolo e debole, là Dio manifesta la sua gloria. Dove il cuore dell’uomo è sconquassato, là Dio penetra. Dove l’uomo sembra inabissarsi nella tenebra, là Dio instaura il regno della sua gloria e del suo amore. Dove la disperazione dell’umanità si manifesta in tutta la sua crudezza, nella miseria e nel peccato, nel petto di chi non riesce più a rialzarsi dalla propria colpa, la parola della grazia divina trionfa.
Un’altra volta, sempre nel 21° passo, Angela personalizzando il discorso chiede a Cristo perché si prenda tanta cura di lei, che è una così grande peccatrice e lo ha offeso ostinatamente in tutta la sua vita. La risposta è inequivocabile:

«L’amore che ho riposto in te è tanto grande che non mi ricordo dei tuoi difetti e i miei occhi non li guardano. Io ho nascosto in te un grande tesoro».

Il discorso però si allarga a ogni persona, perché Cristo ama e perdona tutti coloro che lo desiderano. Egli infatti è venuto nel mondo ed è morto sulla croce per amore, solo per amore: «Vedi se in me c’è altro che amore», dice ad Angela; ed ella, contemplando la passione e la croce, comprende «in modo certissimo che lui non è altro che amore», amore che si espande e raggiunge tutti: santi e peccatori.

4. Il Perdono reiterato
La vita nuova, che Cristo dona ai suoi discepoli con il perdono e la grazia, noi la portiamo «in vasi di creta» (2Cor 4,7), per cui può essere sempre indebolita o perduta a causa di nuovi peccati. Ecco perché egli offre la possibilità di incontrare infinite volte il suo perdono. È un’esperienza che fanno anche i santi, compresa la nostra Angela, la quale riceve nuovamente il perdono non solo attraverso il sacramento della penitenza o riconciliazione, ma anche direttamente dal Signore in alcune esperienze mistiche di straordinaria intensità. Nel 14° passo, a esempio, durante una visione di Cristo in croce si sente invitare da lui ad accostare la bocca al suo costato ferito, luogo di purificazione e di pace:

«Mi sembrava di vedere e bere il suo sangue, che usciva proprio in quel momento, e sentivo che in esso ero tutta purificata, e cominciai a gustare una grande gioia».

Al di là della crudezza dell’immagine, il sangue di Cristo è il simbolo del suo amore solidale che giunge al limite estremo e ha il potere di purificare da ogni peccato e da ogni senso di colpa.
Nel 21° passo (secondo supplementare), avendo compreso che Cristo è il medico e che il sangue di Cristo è la medicina che risana, Angela gli presenta tutte le sue membra, a ciascuna delle quali corrisponde una malattia, cioè un peccato. Il Signore «ascoltò tutto con pazienza e poi rispose con molta gioia che la risanava immediatamente». Anche Maria, la Madre di Gesù, pregata da Angela perché ottenga dalla santissima passione del Figlio il perdono dei peccati per lei e la benedizione per lei e per la sua fedele compagna Masazuola, la rassicura con queste parole:

«Figlia mia dolce, ciò che hai chiesto ti è concesso; a te è tolto ogni peccato e a voi viene impartita l’assoluzione».

Nel 23° passo (quarto supplementare), la Folignate narra un’esperienza analoga: da diversi giorni sta male fisicamente e soffre spiritualmente perché si sente abbandonata da Dio e, pur consapevole di avere molti peccati, non riesce a confessarli con la dovuta contrizione; chiede allora a Cristo di assolverla per la sua santissima passione e di benedire lei, frate Arnaldo e Masazuola. Ecco la risposta di Cristo:

«Quando ti sembra di essere più abbandonata, più sei amata da Dio e più egli ti è vicino … I peccati ti sono tolti; vi do la benedizione con quella mano che fu confitta in croce».

A proposito di frate Arnaldo, confessore, direttore spirituale di Angela e soprattutto suo solerte segretario, nella XXVI istruzione abbiamo una testimonianza davvero toccante di perdono dei peccati e di condono della pena. Siamo nel 1300 e frate Arnaldo celebra neìla chiesa di S. Francesco di Foligno la sua ultima Messa. Una voce rivela ad Angela:

«Di questo tuo intimo figlio ti allieterai molto. Io confermo la benedizione eterna che gli ho dato … Io ho cancellato da lui la colpa e la pena».

Dopo la Messa, Angela riferisce queste frasi al frate, il quale:

«quando sentì la parola: “lo ho cancellato da lui la colpa e la pena” tirò fuori il cappuccio, piegò il capo e pianse».

Sono ovviamente lacrime di gioia e di gratitudine. Talvolta vengono raggiunti dal perdono di Cristo anche gli altri discepoli che si sono radunati attorno ad Angela per formare un “cenacolo” spirituale e che lei guida con rara maestria verso l’incontro con Dio, offrendo illuminati consigli, scrivendo bellissime e appassionate lettere e impartendo preziosi insegnamenti, che sono inseriti tra i testi di più alta e profonda spiritualità. In particolare, nella IV istruzione è riferito un episodio risalente al primo agosto del 1300. Mentre partecipa in Assisi alla processione dalla basilica di S. Francesco alla Porziuncola, Angela ha questa tenera e dolce visione: tutti i suoi figli spirituali, assenti e presenti, sono radunati davanti a Cristo crocifisso che, stringendoli e abbracciandoli, li avvicina al costato e dice loro:

«lo sono colui che toglie i peccati del mondo, ho rimesso tutti i vostri peccati, che non vi saranno imputati in eterno. Questo è il lavacro della vostra purificazione, questo è il prezzo della vostra redenzione, questo è il luogo della vostra dimora».

Quando un uomo riconosce il proprio peccato, conosce Dio. Dio infatti si fa conoscere perdonando e il peccatore, misurando l’abisso del proprio peccato, scopre l’abisso senza fondo della misericordia di Dio. È appunto quello che è accaduto alla grande Mistica folignate: quanto più ha preso coscienza dei suoi peccati, tanto più si è accostata a Dio, ha ricevuto il suo perdono, ha conosciuto il suo amore, ha fatto sublimi esperienze di amore.

5.Angela e S. Francesco
Angela è legata a Francesco da una grande devozione. Nei momenti cruciali della sua vita si rivolge a lui e ne implora con fiducia l’intercessione presso Dio. Turbata giorno e notte dai rimorsi, lo supplica di impetrarle la grazia di potersi ben confessare. Un’apparizione notturna l’assicura d’essere stata esaudita. Si era nel 1285. A distanza di sei anni, accade un altro fatto di eccezionale rilievo nella vita di Angela, pellegrina ad Assisi. Nell’estate del 1291 ha professato la regola dell’Ordine della penitenza, e va a chiedere l’intercessione di s. Francesco perché possa sentire vivamente Cristo ed osservare la regola promessa.
Contrariamente a quanto siamo soliti pensare del fedele del medioevo e a quanto, in fondo, avveniva ordinariamente, Angela non ricorre a Francesco come ad un potente taumaturgo, ma lo vuole intercessore, per bisogni squisitamente spirituali. Nell’anno giubilare 1300, per la festa del Perdono, Angela è di nuovo in Assisi. Vi sosta per più di nove giorni, durante i quali ha un esperienza nuova: S. Francesco le si presenta come inviato da Dio e, ogni giorno, si intrattiene con lei in colloquio dolcissimo e nuovo. Di questa esperienza mistica tornerà a parlare nella Instructio IV, dove precisa che Francesco le rivolgeva sempre il saluto: «Pax Altissimi tecum sit», e lo faceva «voce piissima, humillima, gratiosa et affectuosa».
Infatti, la devozione di Angela verso S. Francesco si è trasformata in reciproca amicizia. Mentre la debolezza e l’infermità la costringono a stare a letto, vede Gesù che, mostrandole san Francesco, le dice: «Ecco colui che, dopo di me, tanto hai amato; voglio che ti serva». Tra le tante cose «segretissime ed altissime», si sente da lui dire : «Tu es sola nata de me». L’affermazione non è certo chiara e, oltre tutto, lascia perplessi per il suo esclusivismo, almeno apparente. A prenderla alla lettera, bisognerebbe concludere che tutte le altre donne che hanno optato per la vita francescana, sarebbero figlie spurie del Santo! Eppure vi era stata Chiara di Assisi e, in quel momento, a Cortona era appena morta Margherita, al pari di Angela convertita e penitente. Insieme ad esse e dopo, di sante donne ve ne furono tante tra le francescane. Personalmente, perciò, sarei del parere che la frase, male intesa, potrebbe essere così interpretata: «Tu mi sei cara come se fossi la mia figlia unica».